La primavera è una stagione durante la quale, oltre alle piante, si risveglia lo spirito benefico ed assistenziale del popolo italiano. E fin qui tutto bene, se non fosse che il fine umanitario coinvolge qualcosa che ci sta particolarmente a cuore: i bonsai. O per lo meno, in questo caso particolare, così vengono chiamati, ma tali non sono.
Il fatto reale è che si promuovono generosamente campagne di beneficenza attraverso la vendita di queste piantine e, alla fine di tutto ciò, ne rimane irrimediabilmente compromessa e danneggiata l’immagine del bonsai.
Mi è capitato per l’ennesima volta di assistere a varie forme di vendita di cosiddetti "bonsai" all’interno di fiere mercatini o campagne benefiche nell'ambito di fondazioni nazionali.
Rileggo nella ricerca di mercato che ho effettuato e pubblicato nel 1992: "le risposte piu significative sono venute dalla domanda: "indichi il motivo più ricorrente di diffidenza, che lascia perplesso l'acquirente di un bonsai ". Le due risposte, che poi sono correlate fra loro: "difficoltà di coltivazione" e `poche informazioni esplicative- hanno registrato quasi la medesima percentuale ... risulta evidente che la commercializzazione dei bonsai viene attuata spesso in maniera approssimativa e superficiale per un prodotto che e ancora selettivo e che richiede una vendita particolare".
Credo, purtroppo, che dopo tanti anni, la situazione non sia cambiata. E, ad alimentare tale confusione, ci si mettono pure le vendite parallele in tutte le citta con piantine svendute a prezzi di gran lunga inferiori rispetto al mercato ufficiale senza alcuna garanzia, di pessimo aspetto, provenienti da Paesi come Thailandia, Cina, etc., trapiantate in argilla, spesso affette da patologie se non addirittura quasi morte.
Per capire cosa ci sta dietro bisogna dire che le piantine che corrono lungo questo canale parallelo di importazione sono state tenute in locali niente affatto idonei, a temperature inadatte, trascurate e infine vendute all'ignaro acquirente che, dopo alcuni giorni, di fronte ad una piantina morta, affermerà convinto: "i bonsai sono piante che muoiono nel giro di pochi giorni!".
Spesso ho la sensazione di combattere una lotta impari: devo convincere continuamente qualcuno che non è questo il vero bonsai, che non sono queste le piante che rispondono a quei requisiti che li fanno classificare "bonsai". Nel timore abbastanza fondato di vedere vanificati gli sforzi di tutti i bonsaisti che vi dedicano tempo e denaro, lancio il mio "grido di dolore" contro l'uso indiscriminato e improprio del nome "bonsai".
Le manifestazioni umanitarie e benefiche sono atto meritorio e meritevole, sono nobile manifestazione di generosità e vanno sostenute e incoraggiate da tutti ma ... per carità!, sarebbe opportuno dirottare tali vendite almeno verso piante comuni (come già, in parte, si fa) e non coinvolgere l'immagine del bonsai che ne esce malconcia e distorta.
Ho raccolto le impressioni di molti amici vivaisti che, scoraggiati, hanno addirittura distolto la loro vendita verso altre piante poiché, tra l'altro, non ci si può sentire dire che si puo acquistare un bonsai per 10 Euro. Tutto ciò è impensabile e assurdo; non vorrei che tutto ciò costituisse un'ulteriore occasione mancata per il bonsaismo italiano e che la mia non resti una voce isolata: si sensibilizzi anche l'associazionismo ufficiale attraverso l’UBI per tentare un minimo di controllo e di tutela.
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