Il termine “globalizzazione”, oramai usato e abusato, inflazionato, per il bonsaista non costituisce novità, anzi è una regola. Se nell’accezione economico-sociale si intende la tendenza dei mercati, imprese o comunità nazionali ad operare in una dimensione mondiale, superando i confini dei singoli stati, nel bonsai in particolare e nel mondo del verde in generale questo processo è iniziato molto tempo prima che questo termine entrasse nel dizionario.
Il bonsai ha incrementato lo scambio e la diffusione di varietà da ogni angolo del mondo. Questo articolo mi è stato sollecitato dal quesito forse ingenuo di un principiante: “Come riuscire a fare sopravvivere una pianta abituata al clima caldo quando il freddo è intenso?”
Da più di 500 anni le piante viaggiano lungo le rotte della terra, valicando continenti anche per le peculiarità ornamentali dei giardini, mettendo alla prova la bravura del giardiniere di coltivarle lontano dall’ambiente al quale le ha destinate la natura. Da un bonsai del siriano Ibiscus, al bonsai della brasiliana Bouganvillea, dal cinese Olmo al giapponese Rododendro, le ingegnose soluqioni orticolturali studiate negli anni dai bonsaisti – che sono stati preceduti nei secoli dalle avventurose spedizioni di appassionati botanici – narrano il desiderio di conoscenza e di dominio del patrimonio che la natura offre all’uomo. Così di fronte alle avversità del tempo il bonsaista deve richiamare alla memoria la carta d’identità delle piante che coltiva, per potere mettere in atto strategie e stratagemmi che possano garantire la sopravvivenza dei bonsai esotici o provenienti da terre in cui non esistono gelate o temperature rigide.
L’inverno è forse il periodo dell’anno che dà minori soddisfazioni al bonsaista e richiede maggioore impegno per vincere la sfida che questa stagione lancia. Tutte le protezioni sono finalizzate a che i bonsai possano svernare in tutta tranquilliltà in attesa del ritorno della buona stagione.
Per le piante messe a dimora in piena terra bisogna, con astuzia, utilizzare prima di tutto ciò che mette a disposizione il giardino stesso, come ad esempio le foglie degli alberi, cadute a terra, che formano uno strato di pacciamatura per le piante, che ne anticipa pure la ripresa primaverile.
Il bonsaista che ama le sfide e alleva la Bouganvillea in un clima per nulla mite ricovererà la sua pianta per proteggerla. Le canne di Bambù, tagliate alla base e rivestite di rametti e foglie, unite fra loro, si trasformano in una specie di tenda indiana per proteggere dal gelo e dal vento che fa seccare ogni cosa.
Alcuni sempreverdi vengono offesi più dal peso della neve che dalla sua temperatura e allora si può fare ricorso a tunnel in plastica e serre modulari in policarbonato. Nelle regioni mediterranee, ritenute tradizionalmente indenni dai picchi negativi del termometro ma oramai preda delle bizzarrie climatiche, la soluzione per proteggere le piante è costituita da un materiale high-tech come il TNT, tessuto non tessuto in fibra di cellulosa. Questo velo semitrasparente va semplicemente steso sulle piante e fissato con forcelle di ferro: lascerà uscire l’umidità evaporata dalle foglie e al tempo stesso impedirà che l’aria fredda colpisca bonsai come l’Hibiscus o i Ficus e alberelli sensibili al gelo.
Nelle mani del bonsaista mediterraneo il tessuto non tessuto sa trasformarsi nella pezza di un couturier che impacchetta ad arte bonsai.Avvolte e protette le belle freddolose piante coltivate dal bonsaista diventeranno protagoniste di un gioco magico che fa dimenticare i rischi ed i rigori dell’inverno.
1 commento:
Sto facendo una prova di risposta al blog. Sono d'accordo sul fatto che mi sono lasciato prendere un pò la mano sulla lunghezza dei pezzi, ma ho purtroppo la penna facile.
Ciao
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