mercoledì 27 febbraio 2008

TIBET

Sua Santità il Dalai Lama è venuto per la prima volta in Occidente nel 1973. La conoscenza che ha potuto avere delle nostre condizioni di vita, e del livello del nostro pensiero, è forse limitata così come lo è la nostra quando ritorniamo da un viaggio in India o in Cina. Ogni realtà è complessa è mutevole. ...quando egli parla dell’Occidente, si accontenta talvolta, per comodità, di un’immagine senza sfumature. Noi facciamo lo stesso, regolarmente, quando parliamo dei paesi arabi, dell’Africa, del Giappone: non cogliamo che il tratto saliente.Il 13 dicembre 2007 il Dalai Lama ritorna in Italia dopo avere visitato Paesi di mezza Europa per testimoniare lo sterminio del suo popolo senza smettere di predicare la non-violenza e nessuno delle autorità politiche ha il coraggio di accoglierlo, trova un coro di defezioni ridicole. Evidentemente le minacce di Pechino hanno sortito il loro effetto. “La Cina è vicina” recitava il titolo di un famoso film girato in anni non sospetti. Scrive Renata Pisu su La Repubblica: “Così un’antica cultura muore e si tenta di farla sopravvivere nei suoi aspetti folkloristici e cioè danze tibetane, maschere tibetane, salmodiare di preghiere, il tutto a uso e consumo di un turismo incolto e vorace”. Quello che più sconcerta è che il Papa non lo ha ricevuto: la Chiesa dovrebbe essere assolutamente super partes e non fare politica! La risposta del Dalai Lama si commenta da sola: “Il Papa però rappresenta un’importantissima spiritualità. E la spiritualità deve essere ferma quando si tratta di principi”.

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